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Carroccia, detto «Mortadella», spiega come è cambiato il rapporto tra ultrà e giocatori: «Una volta eravamo amici, si andava insieme in pizzeria: oggi quelli fanno i preziosi»

ROMA - Loro, il campo, l' hanno sempre invaso. Per amore la maggior parte e qualcun altro per calcolo. Ora però sono cambiati i tempi e anche i modi. E non vale solo per il derby di domenica sera. «È il calcio, a Roma, che è cambiato», dice Fabrizio Carroccia, nome di battaglia «Mortadella», 40 anni, ex ultrà giallorosso di «Boys» e «Opposta Fazione», passato dalla Curva Sud alla Monte Mario. «È un calcio più cupo, anche le invasioni sono più cupe, ci sono troppi interessi», spiega. «Noi un tempo, intendo fine anni 80 inizio 90, eravamo davvero amici dei giocatori - racconta ' ' Mortadella' ' , che per la Roma è stato anche in galera - A casa mia prima di un derby veniva a cena mezza squadra: Caniggia, Cervone, Giannini, Carnevale, Rizzitelli, Desideri, Aldair. Aldair per me era come un fratello. Stavamo sempre insieme: feste di compleanno, discoteche, night. I giocatori ci davano qualche biglietto gratis e basta. Se poi sul campo qualcuno sbagliava, per lui c' era una pacca bonaria di rimprovero. Oggi invece...». Giovedì scorso, per esempio, Christian Panucci, a Trigoria, ha dovuto chiedere scusa ufficialmente al capo dei Boys, Paolo Zappavigna, per aver rifiutato di scendere in campo a Reggio Calabria la domenica prima. S' annunciava per lui una pesante contestazione, che poi invece dopo le pubbliche scuse è rientrata. Sono cambiati i tempi e anche i modi. Il calcio si è incattivito e il tifo pure. Prendete il fronte laziale. Il potere di condizionamento della curva Nord sulle scelte della presidenza Cragnotti è stato in questi anni fortissimo: dalla marcia di via Novaro nel ' 95 per bloccare la cessione di Signori al Parma (obiettivo centrato), fino al boicottaggio di Zaccheroni per avere Mancini in panchina (centrato anche quello). Ma la pressione più forte che si ricordi, certamente, fu quella del sit-in organizzato dagli «Irriducibili» sotto la Federcalcio, maggio 2000, per protestare contro il gol annullato dall' arbitro De Santis a Cannavaro in Juve-Parma. Tre giorni dopo, la Lazio vinse lo scudetto nella domenica famosa in cui la Juve arbitrata da Collina perse a Perugia su un campo reso impraticabile dalla pioggia. «Sono i soldi, sostanzialmente, ad aver cambiato le cose - dice ' ' Mortadella' ' - Oggi i calciatori guadagnano tantissimo e parecchi di loro hanno la puzza al naso, non si lasciano avvicinare. Ma oggi, sopra tutto, ci sono decine di radio e tv private che a Roma parlano di calcio. Trasmissioni tutte ampiamente sponsorizzate. Il giro di denaro è enorme. Io pure 10-15 anni fa parlavo alla radio, ma non beccavo una lira... E la politica? Anche quella in curva è cambiata. Noi eravamo di destra come quelli di oggi, certamente, ma gli striscioni di oggi si notano di più, sono più vistosi. Non è vero? Quello era un calcio diverso, più famil
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