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Per nulla imbarazzata, giovedì scorso l’Unione Europea ha perso l’ennesimo appuntamento con la storia: messa di fronte ad un problema epocale come quello della pressione demografica che il sud del mondo esercita sul vecchio continente, ha deciso sostanzialmente di continuare a non far nulla lasciando sola l’Italia a gestire l’incessante flusso migratorio che dall’Africa e dal medio oriente si riversa sulle sponde meridionali del Mediterraneo. Non è assolutamente vero che anche un fenomeno di tali proporzioni non si possa governare. Sarebbe stato importante infatti che l’Europa avesse dato un segnale politico della sua esistenza in vita promuovendo iniziative in accordo con l’Unione degli Stati Africani per favorire lo sviluppo locale, riprendendo un’idea che da anni il leader radicale Marco Pannella perora inascoltato: investimenti mirati ed agevolazioni alla delocalizzazione delle imprese europee verso l’Africa ed il Magreb in particolare; accordi doganali speciali per favorire l’importazione di prodotti made in Africa; invio di missioni nei paesi africani dove maggiore è il deficit organizzativo e strutturale dei sistemi sanitari, scolastici, giudiziari, di sicurezza. Sono solamente alcune delle idee che potevano essere messe in campo dall’UE per invertire la tendenza migratoria e favorire il cambiamento e l’emancipazione di un continente che pure possiede risorse naturali e minerali immense di cui forse solamente la Cina ha compreso la portata...

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