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Nella sua riflessione sul caso Ikea e sulla continuità aziendale, Bernardo Bertoldi si esprime in termini ben chiari: il passaggio generazionale non è altro che una “frottola”, un tormento che affligge gli imprenditori italiani. L’importante è tramandare l’essenza imprenditoriale del fondatore a chi lo succederà.

Bernardo Bertoldi: la “frottola” del passaggio generazionale
“Il passaggio generazionale è una frottola inventata da chi guarda dal di fuori le aziende familiari e si aspetta un miracolo che faccia transitare capacità, visione, storia di un predecessore nel successore”. Il pensiero di Bernardo Bertoldi è chiaro e immediato: è necessario andare oltre il mero concetto di “passaggio generazionale” per riflettere meglio su ciò che è davvero essenziale per garantire la continuità aziendale. Questa infatti, ha bisogno di tre elementi fondamentali: essenza imprenditoriale, capacità gestionale e solidità nella proprietà. Tali valori, racchiusi in quella che può essere definita “filosofia aziendale”, sono iscritti nella figura del dirigente e fondatore dell’azienda: è questa sorta di DNA imprenditoriale che deve fare da filo conduttore tra le generazioni e che va tramandata per non snaturare quelle che sono le fondamenta dell’impresa. Il caso di Ikea e di Ingvar Kamprad è esemplificativo: il fondatore del colosso dell’arredamento ha vissuto rappresentando in prima persona i valori della sua azienda, affermando “se pratico il lusso non posso predicare il risparmio”. Come sottolineato da Bernardo Bertoldi, Kamprad viaggiava su una Volvo vecchia di 15 anni, preoccupandosi di insegnarci come poter arredare casa a prezzi convenienti: “Se è stato d’esempio, i suoi figli non viaggeranno su un’auto fiammante. L’essenza imprenditoriale è il tesoro che va tramandato in famiglia”.
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