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Un accerchiamento messo in opera a mezzo stampa quello degli ambasciatori di USA e GB ed alla fine l'Italia ha dovuto chiarire per bocca di Gentiloni che non chiedeva la guida di operazioni militari in Libia, ritagliandosi per sé il più modesto ruolo di operatore di pubblica sicurezza. Messa alle strette, quando si è sentita investita dalla delega di assumere il comando di una operazione militare in Libia alla testa di cinquemila uomini, il governo ha dovuto scoprire le carte. Aveva cominciato Arturo Parisi, già ministro della difesa a dire di non capire la pressione degli alleati perché l'Italia adottasse scelte non sue per una missione militare alla quale non siamo preparati. Ha proseguito nella stessa giornata Casini in qualità di presidente della Commissione difesa del Senato a mostrare tutto il suo disappunto per le irrituali pressioni a mezzo stampa condotte dagli ambasciatori inglese ed americano, sottolineando come l'Italia avesse rivendicato un ruolo guida in Libia perché conosce la situazione sul terreno meglio di tutti, non certo per un progetto di occupazione militare che vedrebbe tutti i libici coalizzati contro l'occidente...

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