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Macedonia del Nord: la vittoria di Pendarovski contro il pericoloso nazionalismo
Il “woman power” qualche settimana fa aveva trionfato nelle elezioni presidenziali in Slovacchia. Questa volta, nella giovane Macedonia del Nord (giovane solo nel nome, attenzione) Stevo Pendarovski, sostenuto essenzialmente dalla coalizione formata da SDSM, di cui è leader, e DUI, ha battuto la prediletta del presidente uscente Ivanov, Gordana Siljanovska-Davkova. Il risultato delle ultime elezioni presidenziali era fondamentale: si trattava delle prime elezioni dagli Accordi di Prespa del giugno 2018 tra la Grecia e la FYROM (indispensabili per l’accesso del Paese alla NATO e nell’UE), intesa seguita da un percorso poco lineare che ha visto Skopje prima arrendersi al mancato raggiungimento del quorum nel referendum di settembre sul cambiamento del nome, poi l’ha vista esultare per l’approvazione in parlamento sulla revisione costituzionale che fa sì che ora la terra di Filippo II possa chiamarsi Macedonia del Nord. Una dicitura che il predecessore del neoeletto Pendarovski, Ivanov, aveva sempre considerato un atto di sfregio alla sovranità nazionale. Per questa ragione, la vittoria di un personaggio politico favorevole all’accordo con la Grecia risulta essere molto significativo: si tratterebbe evidentemente di una legittima restituzione della Macedonia del Nord alla comunità internazionale, lì dove merita di stare, lontano da chi, con l’attenuante di una remota (o addirittura, impossibile) possibilità di fagocitamento di Skopje da parte di Atene, l’aveva proiettata fuori dalla “fiumana del progresso”, dall’integrazione nell’Unione Europea e dall’ingresso nella NATO.

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