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Le tasche dell’eurodeputato Guido Milana sono salve. Almeno per ora. A non essere salve sono le casse della Provincia di Roma, nelle quali la Procura contabile del Lazio voleva far rientrare due milioni e mezzo di euro e dove non è ancora tornato neppure un centesimo. Neppure quei 240 mila euro chiesti all’esponente del Pd che siede a Bruxelles, gli unici su cui la Corte dei Conti poteva già esprimersi e che invece, per una svista dei giudici, sono finiti in un limbo insieme agli altri.

Assunzioni sospette
La vicenda di Milana e di altri sette ex consiglieri provinciali romani affonda le radici nella consiliatura Gasbarra. Secondo gli inquirenti, alcuni politici si erano fatti assumere da alcune ditte poco prima di essere eletti a Palazzo Valentini, ma i contratti sarebbero stati fittizi. In realtà i consiglieri non sarebbero mai andati a lavorare nelle società dove risultavano dipendenti, facendosi però rimborsare, come prevede la legge, gli stipendi per attività mai svolte dalla Provincia, che deve pagare le ditte per le retribuzioni date a personale che nei giorni di lavoro è impegnato nell’attività politica. Sempre per la Procura di Roma, tale sistema sarebbe stato un vantaggio per le aziende, che potevano così stringere un rapporto particolare con un politico, per gli stessi consiglieri, che percepivano stipendi da dirigenti senza fare nulla, e un danno notevole, o meglio una truffa in piena regola, per l’ente pubblico. Analizzando quando accaduto tra il 2003 e il 2007, gli inquirenti romani hanno indagato otto consiglieri e agli stessi ha chiesto poi di risarcire le somme ottenute dalla Provincia anche la Corte dei Conti.

Giudizio sospeso
Analizzata la situazione in aula, la Procura contabile ha chiesto di condannare Guido Milana, attuale eurodeputato del Pd, ex presidente del consiglio regionale del Lazio ed ex consigliere provinciale di Roma, Leonardo Catarci, del Pdl, nomimato tra mille contestazioni nel CdA della Fondazione cinema per Roma negli ultimi giorni di permanenza di Renata Polverini in Regione, Alessandro Coloni, del Pd, Massimo Davenia, ex An, Angelo Miele, ex consigliere regionale del Pdl, Bruno Petrella, del Pdl, Ruggero Ruggeri, del Pd, e Francesco Paolo Posa, del Pd, ex sindaco di Frascati. A Milana è stato chiesto di restituire oltre 240 mila euro ottenuti dalla ditta Stradaioli di Aprilia, a Catarci 174 mila euro ricevuti dalla A-Due Costruzioni di Anguillara e dalla Costruzioni generali ferroviarie di Fiano, a Coloni 387.861 euro avuti dalla Aterno Service di Anzio, a Davenia 610 mila euro ricevuti dal patronato Enas e dalla Mediacon Sistemi informativi di Roma, a Miele 187 mila euro avuti dalla Pink Panther srl di Valmontone, amministrata dalla figlia, a Petrella 270 mila euro ricevuti dalla Italservice 2002 di Roma e dalla Epta Company di Rocca di Papa e a Posa 307 mila euro avuti dalla Publipromo, dalla ATS Coop ambiente e turismo e dalla coop Ingenia Servizi di Roma. L’assoluzione è s
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