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Da trent’anni impegnato nella ricerca e nella divulgazione sul fenomeno del bere, l’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool ha organizzato un webinar in cui diversi esperti si sono confrontati sui dati del rapporto OMS-HBSC 2017-2018.

Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool, Contel: “Lieve riduzione del consumo tra i più giovani”

Lo scorso 8 luglio, sulla pagina Facebook dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool, è andato in onda un webinar dal titolo “Giovani e alcool: 4 anni di tendenze in Italia e in Europa”. L’evento, moderato dal Segretario Generale Michele Contel, ha visto la partecipazione di tre esperti: il tema affrontato sono stati i risultati dell’ultimo rapporto internazionale “Spotlight on adolescent health and well-being”, pubblicato a maggio di quest’anno dall’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Lo studio, che ha coinvolto oltre 200mila ragazzi in età scolare di 45 Paesi, è un’indagine strutturale che offre un quadro d’insieme sulla salute e il benessere dei giovani, con un focus sulle dipendenze. “Più di un terzo dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’arco della vita, ma in Italia il dato è leggermente più alto – ha affermato Contel – Tuttavia, nel periodo dell’indagine, che va dal 2014 al 2018, si registra una lieve riduzione generale del consumo”. Secondo Carlo Buzzi, Professore Ordinario all’Università di Trento e Coordinatore Scientifico dell'Istituto di Ricerca IARD, trattandosi di un fenomeno multifattoriale è difficile trovare una causa univoca rispetto alla diminuzione del bere tra gli adolescenti: “In generale si avverte un ritardo nel contatto con l’alcool. È cambiata la rappresentazione dello sviluppo adolescenziale: si è passato da un debutto precoce ad una posticipazione delle esperienze, e la stessa cosa si registra ad esempio con il consumo di cannabis”. Una valutazione confermata dal fatto che il consumo e gli episodi di ubriachezza tendono a impennarsi dopo i 15 anni. Durante il seminario promosso dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool si è parlato anche di comunicazione e prevenzione: “Il limite è che gli adulti tendono a costruirne una “omogeneizzante”: le ricerche con l’Istituto IARD hanno mostrato la presenza di tratti culturali molto divergenti. Da una parte il consumo di alcol come un comportamento desiderabile a prescindere, dall’altra chi tende a giustificare il bere moderato sminuendo gli effetti negativi e infine una terza tendenza che stigmatizza il consumo di alcolici in ogni sua forma. Se la comunicazione rimane univoca – ha spiegato Buzzi – si escluderanno sempre dei gruppi e questo è un problema da valutare e risolvere”.

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