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Francesco Paolo Posa, ex sindaco di Frascati e consigliere provinciale Pd in carica, è fra gli accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (articolo 640 bis del codice penale) in un’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge, in maniera del tutto bipartisan (salva solo la sinistra radicale), esponenti della passata consiliatura provinciale.


Lo annuncia il Corriere della Sera di oggi, in un articolo di Alessandro Capponi. Posa, insieme all’europarlamentare e presidente del consiglio regionale Guido Milana (Pd) e ai consiglieri provinciali in carica Petrella (An) e Ruggeri (Pd) e agli ex consiglieri Davenia (La Destra), Miele (Sdi), Catarci (Forza Italia), Coloni (Pd) e Di Magno (Sdi) ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini con cui il pm Assunta Cocomello della Procura di Roma li accusa di aver sfruttato gli articoli 79 e 80 del Testo Unico Enti Locali «per ottenere – riassume il Corsera – “con artifici e raggiri”, così come recita il codice penale, “contributi concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o della comunità europea”».

Il meccanismo, piuttosto semplice, sarebbe quello del “rimborso permessi incarico pubblico”: soldi (pubblici) versati dalla Provincia alle aziende presso cui i politici risultavano assunti, come rimborso (comprensivo di oneri previdenziali) per ll tempo dedicato all’attività politica e quindi “non lavorato”. Fin qui tutto legale. Peccato che spesso i politici risultassero a carico di aziende “di fiducia”: Angelo Miele, ex sindaco di Valmontone, risultava assunto (a seimilacinquecento euro mensili) nel negozio della figlia, anche lei indagata, mentre Ruggero Ruggeri, di Monterotondo, già socio della “Fratelli Ruggeri distribuzioni editoriali”, concessionaria della distribuzione quotidiani in provincia di Roma, è stato assunto dal fratello Valentino, responsabile della società. E peccato che le assunzioni o gli avanzamenti di carriera, talvolta contemporanee o appena successive all’elezione e in ruoli dirigenziali, secondo il pubblico ministero avessero l’unico scopo di ottenere i rimborsi. Che in certi casi erano davvero da capogiro: l’inchiesta ha accertato che i nove accusati hanno incassato complessivamente in questo modo, tra il 2003 e il 2007, quasi tre milioni di euro. Terzo per volume di guadagni sarebbe proprio Francesco Paolo Posa.

Ventisette gli indagati: i politici, e i titolari o gli amministratori delle società in cui i nove risultavano assunti. Per Posa e gli altri accusati, che ora dovranno presentare le loro memorie difensive, ci sarà un processo; se riconosciuti colpevoli, rischiano una pena «da uno a sei anni».
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