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Nessuno si senta escluso, è l’ultimo sintomo in ordine di tempo, dell’annuncite cronica. Per tenere a bada le minoranze PD nella faida del Quirinale, il giorno dopo le dimissioni di Napolitano, Renzi anticipa che convocherà un’assemblea permanente dalla quale dovrà venir fuori il profilo del prossimo Capo dello Stato. Sarà una discussione democratica promette, poi come al solito a decidere saranno lui e Berlusconi che gli farà il nome di Amato. Il Presidendete della Repubblica si sceglie con noi e non dovrà essere di sinistra, avverte infatti Toti. Dovrà essere un nome che garantisca al vecchio il rientro in scena con una fedina penale immacolata dalla Grazia e riformata dalla Riforma della Severino evidentemente, lo capirebbe anche un bambino figurasi se non l’ha capito il giovane di casa a Palazzo Chigi. Non può dirlo apertamente è chiaro, per non rischiare un moto rivoluzionario interno. Se i comitati resistenziali del PD dovessero disertare nelle urne, allora ha già pronta la riserva: Prodi è stato messo personalmente in allarme con la recente convocazione a Palazzo Chigi. A quel punto però, l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica rischierebbe di trasformarsi in una sorta di referendum Renzi sì, Renzi no. Meglio chiamarsi fuori e delegare alle trattative dirette Guerini. La befana per Renzi quest’anno dotrebbe arrivare con un giorno di ritardo il 7 gennaio, quando si voterà in aula l’italicum2.0 Solo allora potrà prendere una decisione definitiva se accordarsi con Berlusconi o pensare di accendere il forno dei grillini impazienti di vedere all’opera il nuovo direttorio con a capo Di Maio, indispensabile per raggiungere il quorum necessario nel caso in cui Fitto dovesse passare dalle parole ai fatti ed attentare al potere di Berlusconi votando contro i patti coi suoi 40 grandi elettori. Eslusi i fittiani, sottratti metà degli alfaniani, scorporata la quota fisiologica di 40-50 franchi tiratori, Renzi ha calcolato di avere nella cesta 550 voti certi sufficienti ad eleggere il nuovo Capo dello Stato dal quarto scrutinio e chi lo conosce bene, assicura che in testa ha già il nome, è una figura lontana dai riflettori oramai da un pò di anni. Se il nazareno dovesse cedere di botto sotto i colpi dei congiurati alle presidenziali, potrebbe a sorpresa sbucare un Pertini che metterebbe al sicuro la legislatura, riconcilierebbe gli italiani con la politica, disarcionerebbe il cavaliere mascherato una buona volta e per tutte, recupererebbe al sistema una forza di opposizione altrimenti sterile.
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