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Politica
Si chiude un nuovo filone d’indagine sui rimborso d’oro alla Provincia di Roma. Ancora una volta, nel mirino è finito l’ex consigliere Bruno Petrella, in forza al Popolo della Libertà. Già sotto processo per i rimborsi d’oro della prima consiliatura, è finito in una nuova inchiesta relativa alla seconda, dal 2008 al dicembre 2012. Nei confronti dell’ex politico è ipotizzato il reato di truffa aggravata ai danni dell’Ente. Secondo la procura di Roma, avrebbe compiuto il reato, in concorso con Antonino Alagna, legale rappresentante della Italservice 2007, per una sospetta truffa per 288mila 929 euro. Come detto, il processo pur essendo legato all’indagine madre, riguarda fatti diversi. Secondo il suo avvocato, Giosuè Naso, «abbiamo prove documentali e testimoniali che dimostrano l’innocenza di Petrella. Tra l’altro - aggiunge - il Tribunale di Tivoli ha già assolto un altro ex consigliere per una vicenda identica a quella che ci riguarda». Di parere opposto la procura, che invece ipotizza una truffa aggravata che avrebbe consentito ai due imputati di intascarsi quasi 300mila euro. Secondo gli accertamenti investigativi, «Petrella, quale consigliere provinciale» e «Alagna, quale legale rappresentante della Italservice 2007 srl con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, mediante artifici e raggiri, consistiti nel costituire un rapporto di lavoro fittizio tra il Petrella e la predetta società, con la qualifica di impiegato amministrativo VII livello, a decorrere dal 22 novembre 2007, comprendente anche le voci retributive "superminimo" e "straordinario forfettario" pur non avendo egli prestato alcuna attività lavorativa per la predetta società», avrebbero ottenuto il rimborso dello stipendio dalla Provincia. In particolare, è annotato nell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, il tutto sarebbe stato «finalizzato a consentire» a Petrella di ottenere «il rimborso dello stipendio a lui spettante per le ore impegnate in attività legate alla funzione pubblica elettiva, avanzando domanda di rimborso con riferimento al periodo lavorativo da novembre 2007 a luglio 2011». La domanda, quindi, sarebbe stata «corredata da documentazione attestante l’esistenza del predetto rapporto lavorativo e da autocertificazioni attestanti falsamente di avere impiegato ore ulteriori dell’orario lavorativo per raggiungere, dalla sede lavorativa, la sede di svolgimento della funzione istituzionale, inducendo in errore la Provincia di Roma, si procuravano l’ingiusto profitto ai danni del medesimo enti pubblico, nella misura di euro 288mila». Nell’inchiesta madre, che riguarda fatti avvenuti fra il 2002 e il 2007, sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di truffa, omesso versamento di cont
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