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L’ultimo volume d’inchiesta della nota giornalista e scrittrice è stato presentato presso la Sala Convegni “Giancarlo Imperatori”. Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Questo libro è un momento giornalistico che merita di essere eternato e tramandato, per indurre i fruitori a lunghe parentesi riflessive, poiché apre squarci senza appello su spaccati di verità scottanti, da più parti denunciate e puntualmente sottovalutate e sottaciute”

Roma - C’è una tristissima scia di sangue che ha accompagnato il cammino storico degli italiani nel Dopoguerra, una scia generata da attentati e stragi di proporzioni enormi e dolorose, avvolti da sempre in un alone impenetrabile di mistero e segnati dalla disarmante presenza sullo sfondo di cellule deviate degli apparati istituzionali. Per tutto ciò, nella maggior parte dei casi, è stata scritta una verità ufficiale che non ha mai convinto, più volte non si è giunti nemmeno a una verità processuale, e, tra ombre e ambiguità non è stata quasi mai accreditata una verità storica definitiva. La brava e coraggiosa giornalista Rita Di Giovacchino, firma di punta del Fatto Quotidiano e autrice di diversi libri di inchiesta, abituata da sempre a cercare e indagare oltre quel limite tratteggiato dalle versioni ufficiali degli eventi, ha pubblicato un volume dal titolo Stragi, edizioni Castelvecchi, con prefazione del pm Luca Tescaroli, che va a sviscerare, con la lente d’ingrandimento della neutra obiettività, la sequela di accadimenti tragici che ha salutato il dopo Tangentopoli e la nascita della Seconda Repubblica. Un divenire fenomenico nei cui passaggi nodali l’autrice scava arditamente per portare alla luce depistaggi, vuoti investigativi e addirittura trattative tra uomini delle mafie e rappresentanti delle istituzioni. E tutti questi elementi sono stati al centro del dibattito tenutosi l’altro pomeriggio a Roma presso la Sala Convegni “Gianfranco Imperatori”, in occasione della presentazione del libro, un interessantissimo incontro moderato da Valerio Toniolo, presidente dell’Associazione Buonacultura, che ha visto la partecipazione, oltre che della Di Giovacchino, del noto giornalista e scrittore Antonio Padellaro e del parlamentare e docente di Storia della Criminalità Organizzata Enzo Ciconte. Presente all’evento anche il giornalista presidente del movimento politico Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, che nei dieci anni in cui ha diretto Radio Roma, diventandone una storica voce nell’etere del Centro Italia, ha dedicato molte puntate all’argomento. Per di più la sua famiglia è stata segnata da azioni criminali di stampo mafioso. Suo cugino, carabiniere, è stato ucciso nel ’94 allo svincolo autostradale di Scilla, in Calabria, insieme a un collega, in un agguato. Lo stesso De Pierro è stato vittima di minacce e aggressione da parte di un noto esponente del clan Spada di Ostia, indicato nelle carte processuali e sui giornali come il capo del clan stesso. Questi
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